La ferita


Questa è l'Italia di Berlusconi: un paese nel quale chi è della cricca al potere può minacciare tutti - le istituzioni, la magistratura, le opposizioni - anche quando i guai li fai lui. Si tratti di corruzione o di presentazione di liste. Non una ammissione di colpa, non un gesto di scusa agli italiani, non un segno di ravvedimento.
Se perdono le elezioni, invocano i brogli. Se le vincono, credono di essere autorizzati a tutto, oltre la legge, oltre la Costituzione, oltre il buon senso. Insultano, minacciano, imprecano. E' l'Italia più brutta e triste che io abbia conosciuto. Per la dignità di questo Paese, vanno mandati a casa, al più presto. È ormai l’unico modo per rimarginare la ferita che hanno inferto alla democrazia italiana con il decreto-legge elettorale. Dobbiamo farlo con le uniche armi che abbiamo: la protesta, il voto, la civiltà, il diritto. Nulla è perduto se non gli lasciamo campo libero di dire e di fare senza contestare. Torniamo, perciò, a riempire le piazze, e andiamo a votare alle elezioni regionali senza esitazione. Non un voto vada sprecato.
Sul decreto-legge elettorale tutto o quasi tutto è stato detto. Non è un decreto interpretativo, non è un provvedimento politico fatto per affrontare una situazione generale. Serve solo a Formigoni e alla Polverini, per sanare le schifezze che le loro liste hanno combinato. Inaccettabile. Aggiungo che, in democrazia, gli errori si pagano, anche quelli che si commettono nella presentazione delle liste. Per un errore di procedura le elezioni del Molise sono state annullate. E non è vero che il voto non è democratico se manca una lista. Succede, è successo tante volte e nessuno si è sognato di invocare l’intervento scorretto del governo. In un paese democratico tutti hanno diritto di scegliere, con il voto, i propri rappresentanti, ma solo quelli che si presentano secondo le regole. Altrimenti facciamo una scheda tutta bianca, senza simboli e candidati, e ognuno si vota chi vuole.
Si poteva fare qualcosa di diverso? Credo proprio di si. La destra avrebbe dovuto ammettere i propri ingiustificabili errori e chiedere scusa agli italiani. Avrebbe dovuto chiedere pubblicamente aiuto alla sinistra, invece di riversare sugli altri le proprie colpe. Su questa base, si poteva raggiungere un accordo e fare rapidamente una legge ordinaria sanando tutto, consentendo a tutte le liste che si erano presentate (Radicali compresi) di accedere alle elezioni. Solo chi aveva fatto le cose per bene avrebbe potuto iniziare la campagna elettorale; gli altri avrebbero atteso. La destra avrebbe pagato il suo giusto prezzo. Politico ed elettorale.
Cose gravissime hanno fatto governo e partiti di destra contro il Presidente della Repubblica. Se ne vede traccia anche nelle parole di Napolitano. Tutte le ricostruzioni convergono nel dire che in questi giorni Berlusconi ha portato avanti un attacco inusitato e vergognoso verso tutte le istituzioni repubblicane. Per questo, credo che siano assurde le critiche rivolte da Di Pietro al Presidente della Repubblica. Il momento è stato difficilissimo. Non può essere Napolitano il bersaglio della nostra indignazione.
Ma la parola definitiva su questa brutta storia dovrà dirla la Corte costituzionale. Inevitabilmente, alla Consulta arriverà una impugnativa delle norme in discussione. La cosa dunque non finisce qui, e il Paese dovrà affrontare nuovi difficili momenti. Ancora più importante, perciò, è la nostra presenza nelle piazze d’Italia, per reclamare con trasparenza giustizia e legalità.
(7 marzo 2010)