Diamoci una mossa


C’è del marcio in Italia, lo sapevate? Chi si era illuso che con la destra al potere e i mirabolanti giochi del fantastico B le cose, in fondo, sarebbero andate meglio di prima è servito. Vanno peggio.
Le inchieste di questi giorni sugli appalti della Protezione civile nazionale e su tutte le vere e finte emergenze hanno riportato l’orologio indietro di quasi vent’anni. La corruzione (ahimè) dilaga, e la politica dei nuovi padroni d’Italia affoga nell’interesse privato, nei favoritismi, nei giochi di potere fatti sulle spalle (e nelle tasche) degli italiani. Come vent’anni fa ci ritroviamo a stupirci della faccia tosta di chi comanda, politico o imprenditore amico del politico di turno. In barba alla concorrenza, al merito, alla qualità. Questo succede quando il potere si concentra nelle mani di uno o di pochi, quando si sviliscono le istituzioni di controllo, a cominciare dal Parlamento, quando l’emergenza diventa un sistema permanente di funzionamento delle istituzioni.

Diamoci una mossa, dunque, facendo sentire la voce delle persone per bene. Ci stanno provando, mi pare, Bersani e tutto il PD. Soprattutto, gettiamoci alle spalle definitivamente l’idea (che non è mai stata del nostro campo) che il buon politico è quello che sa muoversi bene nel mondo degli affari. Giusto un anno fa, nel pieno della campagna delle primarie per il sindaco di Firenze, ho vissuto in diretta cosa vuol dire essere un politico che non si muove nel mondo degli affari.

(20 febbraio 2010)