Un'opposizione per salvare la democrazia
Fa fatica l’opposizione ad essere unita. Continua ad essere pervasa dallo spirito di competizione interna e dalla lotta tra le sue leadership. Poco male la competizione, se fosse dentro un processo diverso, fondamentalmente ricondotto alla difesa della democrazia repubblicana. Perché questo è l’assillo di oggi: evitare che l’Italia scivoli verso approdi autoritari e non ne venga più fuori.
C’è stato un momento – quando Berlusconi ha minacciato elezioni anticipate e quando l’onda viola ha affollato la piazza – in cui è sembrato che l’opposizione politica potesse elaborare insieme una strategia di attacco. Insieme democratici, moderati, sinistra, partiti e società. Ma si è persa l’occasione di concretizzare questo discorso unitario, posto nei fatti dal popolo sceso in piazza il 5 dicembre. Questa opposizione è fatta di soggetti molto diversi, con tavole di valori spesso non conciliabili, probabilmente non può mettere in campo un progetto di governo veramente innovativo (cambiare l’Italia), ma ha una missione (salvare l’Italia) che deve saper svolgere fino in fondo. Per fare questo bisogna convincere tutti i soggetti che compongono l’opposizione a stare insieme sul tema dei temi, cioè sulla difesa della democrazia costituzionale. Perché dunque non dare vita ad un patto di solidarietà tra queste forze, che cambi la qualità della battaglia parlamentare e presenti al Paese d’idea di una nuova unità nazionale? È chiaro che ciò può avvenire solo per iniziativa del PD, e solo se il PD ce la mette tutta per unire l’opposizione nel confronto con la destra sulle riforme istituzionali. Il PD dunque, e il suo progetto, sta al centro del problema dell’opposizione.
(10 febbraio 2010)

