Dare spessore al progetto del PD

Dopo il congresso, il PD cerca nuove strade. Le acque restano però ancora agitate. All’esterno, l’impressione ricorrente è di agire con respiro corto e prevalente dedizione tattica. All’interno, il processo democratico, dopo la forte spinta dell’autunno, è come sospeso, e a volte sembra essersi interrotto.


Ma la verità è che, per il PD, la percezione esterna e la vicenda interna sono due facce della stessa medaglia. Manca serenità e la giusta determinazione. La formazione delle alleanze per le elezioni regionali sta lì a testimoniare questo disagio. Senza un progetto di opposizione unitaria, la ricerca dell’accordo con l’UDC si è ridotta a tattica elettorale. Allo stesso tempo, l’enfasi critica (qualche volta addirittura la furia polemica) sulle primarie ha prodotto confusione e perdita di ruolo. Immaginiamo un altro scenario. Immaginiamo cosa sarebbe oggi il PD e come sarebbe percepita dall’opinione pubblica la sua attuale severa opposizione alle cose di questo governo se si fosse scelta una strada di maggiore movimento, di mobilitazione dei cittadini, e di “unità costituzionale” tra le forze di opposizione. Se si fossero dette cose chiare e semplici. Se non si fosse scelta la strada di polemizzare con l’onda viola, salvo poi ritrovarsi tutti lì a dire che in fondo quella manifestazione era giusta. E immaginiamo cosa sarebbe oggi il PD se, invece di alimentare il conflitto sul territorio tra i possibili candidati alle regionali, si fosse accettata subito l’idea (che è del PD!) di fare le scelte con le primarie. Ciò che poteva essere non è stato. Ma non è detto che non sarà. Eccoci dunque alle elezioni regionali. Cerchiamo di non perdere un’altra occasione. Dovunque (quasi dovunque) possiamo fare bene e batterci alla pari contro i nostri avversari.

(10 febbraio 2010)