Sesto Fiorentino

Qualche parola voglio dirla anch’io sulla vicenda di Sesto Fiorentino, cioè sulla sfiducia votata dal consiglio comunale alla sindaca del PD.

Prima di tutto vorrei ricordare che quello che è successo sta nelle regole istituzionali: se il consiglio non ha più fiducia nel sindaco non lo può cambiare (es. “sindacostaisereno”), può solo sfiduciarlo e provocare così la caduta non solo del sindaco ma anche del consiglio stesso. È chiaro che quando si arriva a questo qualche ragione c’è. E secondo me molto valida. Una sola cosa è esclusa, che i consiglieri “cattivi” (16 voti a favore della mozione di sfiducia contro soli 5, su un consiglio di 24 componenti) lo facciano per interesse personale, visto che “cadono” con il sindaco che sfiduciano.

La verità è che a Sesto Fiorentino è stato affrontato un grande problema politico, che attiene alla coerenza e alla responsabilità. Puoi far finta che un constrasto sia un fatto personale, e dimetterti alla spicciolata; oppure puoi – come è giusto che sia – denunciare apertamente il problema politico di fronte ai cittadini che ti hanno votato non per fare i cavoli tuoi ma per controllare chi governa.

C’era altro modo per dirlo? Qualche trattativa segreta per fare un rimpastino di giunta? I 16 consiglieri (attenzione, in gran parte di sinistra: 8 del PD su 14, 4 di SEL, 1 del M5S, cui si sono aggiunti senza essere determinanti altri 4) hanno detto no: troppe cose negative aveva fatto l’amministrazione in appena un anno: la posizione estrema sull’aeroporto, l’inceneritore digerito a dispetto di ogni possibilità alternativa, la cattiva gestione politica del comune e le scelte su tasse, tariffe e servizi. Insomma, per questi consiglieri di sinistra la cosa non reggeva più, il sindaco andava per la sua strada senza ascoltarli. E dunque, per non farsi prendere in giro, hanno fatto uso dell’unica arma che la legge gli consente (e politicamente gli impone): tutti a casa e nuove elezioni.

Noto che se negli anni passati altri consiglieri (della provincia di Firenze, tanto per capirci) si fossero assunti lo stesso gravoso onere di responsabilità, di fronte al loro Presidente che faceva quel che voleva, forse oggi non saremmo dove siamo. Oppure si, ma in modo chiaro e trasparente, senza cedere nulla alla politica del ricatto: si andava alle elezioni e si vedeva se aveva ragione il modo di intendere la politica del Presidente di allora (Renzi) o quello dei Democratici di Sinistra.

La vicenda di Sesto Fiorentino rivela infine anche la concezione della politica che ormai alberga nei gruppi dirigenti del PD. Se a livello locale partito e gruppo consiliare dicono che le cose non vanno, essi devono soccombere, in nome di una responsabilità che la Divina Provvidenza ha assegnato ai gruppi dirigenti “superiori”. Ora gli 8 consiglieri di Sesto Fiorentino sono davanti agli organi di garanzia del PD, colpevoli di reato di autonomia politica e di aver ragionato con la propria testa. Chi tiene invece alle ragioni della buona politica non può che ringraziarli, per un gesto di onestà intellettuale e di coerenza politica, istituzionale e programmatica (verrebbe da dire “repubblicana”). E così faccio io. Consigli non temuti non servono a niente. Se bisogna abbassare la testa anche di fronte all’evidenza, e per “ragioni di partito superiore”, tanto vale smettere di fare politica.

Ora io mi rivolgo a loro: care compagne e cari compagni, se credete che la vostra sia stata una battaglia politica giusta, alle prossime elezioni ci dovete essere, perché siano i cittadini a giudicare. E io penso che vi daranno ragione.

PS: prego di fare attenzione a usare l’argomento “presidenziale”, tipo “il sindaco l’hanno eletto i cittadini”. A parte il fatto che se un Consiglio c’è va rispettato anche quando esprime al massimo (con la mozione di sfiducia) il suo dovere di controllo sul governo della città, fate due conti, perché i nostri sindaci eletti direttamente prendono “in automatico” i voti di lista, e anche a Sesto Fiorentino è andata così: sindaco 15.272 (55,67%), coalizione 15.260 (56,49%). Cioè il sindaco ha preso 12 voti in più della coalizione e meno in percentuale. Mille voti in più non conferiscono certo l’infallibilità, figuriamoci 12.

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