Bambini e Natura

maggio 16, 2009admin20090

Bambini e Natura – Intervento di Daniela Lastri al seminario degli educatori degli asili nido

16 maggio 2009

Buongiorno a tutti voi.

Questo seminario è una cosa veramente speciale.

Dà conto della complessità di un tema, i bambini e la natura, a dispetto di un senso comune fin troppo diffuso che lo vede come una cosa semplice e intuitiva, un rapporto positivo ma da gestire in modo casuale, magari facendo attenzione soprattutto ai pericoli che si annidano in un prato, in un giardino o nel contatto con gli animali.

Sappiamo che non è così.

E sappiamo che all’educatore spetta un compito delicato e raffinato: tradurre la complessità di questo rapporto in gesti e in parole semplici, in comunicazione adeguata, in momenti di gioco che facilitano e sostengono l’apprendimento, la conoscenza, l’esplorazione, e divengono compiutamente processo educativo.

Seguiamo, in questo, la linea rigorosa che ci siamo dati, quella ricerca della qualità a cui non vogliamo rinunciare, nemmeno quando, come sempre più spesso ci sentiamo dire oggi, il problema è spostare l’attenzione dal bambino all’adulto, ai suoi problemi di organizzazione della vita quotidiana.

E’ speciale, questo seminario, perché ci mantiene viva l’attenzione sul cuore del nostro lavoro quotidiano, e lo proietta in una dimensione più ampia e vicina a temi globali, perché il bambino di cui ci occupiamo si arricchisce nel nido di una dimensione e di valori che reclamano politiche oltre il nido stesso.

È, infine, un seminario speciale perché ci fa riflettere sui progetti che abbiamo attivato, sulla loro efficacia e sull’esigenza di non arretrare. Ho sempre pensato che se arretriamo noi, se non alimentiamo la nostra cultura e se non sviluppiamo e radichiamo le nostre esperienze, non possiamo pretendere altrettanta qualità da parte degli altri.

Vi dirò al termine di questa introduzione perché questo seminario è speciale anche per me, per il momento in cui cade e per l’occasione che mi offre di rivolgere a voi tutti un augurio altrettanto speciale.

Dunque, facciamo oggi questo approfondimento delle Linee guida educative che ci siamo dati, e che hanno rappresentato per tutti noi un salto di qualità, la possibilità di condividere idee e pratiche, di confrontarci e disporre di adeguati strumenti di sostegno al lavoro educativo quotidiano nei servizi.

Voglio ricordare, a questo proposito, i percorsi formativi realizzati negli anni sull’importanza dello spazio esterno e su come esaltarne le potenzialità, e i progetti pensati e sviluppati proprio per proporre un approccio educativo alla natura e per estendere la cultura del benessere, del rispetto e della cura, non solo agli utenti ma a tutti i cittadini. Del resto, coinvolgimento e partecipazione sono termini che fanno già parte, a pieno titolo, del vocabolario dei nidi.

Le relazioni che ascolteremo stamani, e poi i tanti contributi dei servizi che formeranno oggetto di discussione e confronto nel pomeriggio, testimoniano il grande impegno di tutto il personale per pensare e realizzare le proposte e renderle fruibili attraverso la documentazione facendone memoria e patrimonio collettivi. L’impegno che ci mettiamo è veramente a tutto campo, basta guardare i Lavori in parallelo: osservare, sperimentare e conoscere la natura; cibo e natura; la natura come elemento di continuità; pensare e vivere il giardino; educare al rispetto dell’ambiente.

Voglio però spendere alcune parole per un progetto che conosco molto bene, il Progetto verde +, che compie ormai 8 anni. E’ il progetto che vede l’apertura dei giardini di alcuni nidi all’esterno, ai cittadini del quartiere, concepito nell’ottica della continuità (rivolto ai bambini da 0 a 6 anni), e in grado di favorire la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro, permettendo a chi ha figli piccoli e di età diverse di utilizzare uno stesso spazio qualificato in senso educativo. Un verde “pubblico” dedicato anche ai più piccoli, pensato per loro in termini di allestimento e di proposte da parte di personale qualificato che segue bambini e genitori, progetta realizza e documenta percorsi educativi in cui c’è molta intenzionalità, niente è improvvisato o casuale pur trattandosi di un servizio non tradizionale. Un progetto che sicuramente rappresenta, anche per i soggetti coinvolti nella realizzazione, un punto di forza del Servizio in materia di educazione ambientale.

Da questo progetto e dalle altre esperienze compiute – cito solo il progetto sulle Condizioni metereologiche e il comportamento dei bambini al nido, portato dal Servizio Asili Nido alla Biennalina/Salone Nazionale dell’infanzia 2008, e il progetto La città bambina, con il coinvolgimento dei bambini della scuola dell’infanzia ed elementare nella progettazione di spazi orientati in modo naturale per favorire lo sviluppo autonomo –  trarremo (trarrete voi soprattutto) occasione di riflessione, per migliorare l’impegno che oggi prendete, come in tutte le occasioni formative, di essere sempre al passo con i tempi migliori e con le migliori pratiche, con passione, intelligenza, dedizione al lavoro.

È per questo che mi rivolgo a voi con un ringraziamento, un incitamento e una speranza. Perché l’occasione di oggi è veramente speciale.

Sono stati per me, questi 10 anni, una esperienza straordinaria, che non avrei potuto vivere così se non ci fossero state la forza, la qualità e anche la quantità del vostro lavoro. Mi riferisco al lavoro di tutte e di tutti: operatrici, educatrici, personale di supporto, coordinatrici pedagogiche, dirigenti. Chi come me ha fatto questa esperienza non può che augurarsi di incontrare nel proprio futuro persone come voi.

Mi rammarico solo – ma di questo voi ed io non portiamo alcuna responsabilità ­– di non aver visto venire alla luce in questi 10 anni la legge sui nidi che abbiamo reclamato. È un appunto che continuo a segnare sulla mia agenda, perché non intendo rassegnarmi.

Ma non dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo fatto. E oggi, del resto, cosa facciamo se non progettare altri cambiamenti, altri scenari e obiettivi educativi?

Certo, a volgere indietro lo sguardo, a considerare l’insieme delle cose intraprese o realizzate nel tempo, l’impressione è quella di aver fatto un grande lavoro. Non sono solo i numeri a dirlo, e per una volta non sento il bisogno di ricordarli. In questi anni c’è stata innovazione vera, che abbiamo portato avanti affrontando nuovi complessi bisogni sociali.

Abbiamo costruito le basi di un nuovo patto con le famiglie, convincendole dell’importanza del discorso sulla centralità del bambino. Se gli adulti sono più esigenti, il merito è anche nostro.

Siamo stati una punta avanzata delle politiche di inclusione sociale, e possiamo dire con un certo orgoglio che se le famiglie dei nostri bambini stranieri hanno fatto passi avanti nell’integrazione sociale un po’ il merito è anche nostro, della capacità del Servizio di fare, appunto, buona inclusione.

Non le mie parole, ma quelle di una nonna sono quelle migliori per l’incitamento che volevo fare.

Qualche anno fa mi scriveva così:

“Gentile Assessore,

generalmente  ci si rivolge alle autorità per lamentarsi del servizio ricevuto. Al contrario, io intendo esprimere tutta la mia calorosa gratitudine a Lei e alle insegnanti, al personale che opera nella struttura asilo nido … (ndr: non posso dirvi quale).

Sono la nonna di una bambina di due anni che frequenta il su citato asilo nido. L’ambiente è sereno, gioioso, gli insegnanti si danno un gran daffare e la bimba ha acquisito via via autonomia, sicurezza, si esprime bene, sa giocare … insomma in meno di un anno è esplosa sia sul piano fisico che su quello psichico.

Le chiedo un grande favore, ma non faccia per cortesia il mio nome: vorrei che Lei facesse un elogio a tutto il personale […]. E’ un modesto regalo dopo un anno di fatiche da parte di una nonna qualunque. Anch’io, frequentando la scuola ogni giorno, perché vado a ritirare la bimba, ho avuto la sensazione di un’acquisizione interiore, poiché ho riscoperto cose perdute, fasi dimenticate, sogni, leggerezza, ma soprattutto maggior giovialità in quel mondo piccino.

La gratitudine, si sa, è la memoria del cuore e vorrei che il mio gesto fosse anonimo: – Se i vecchi vi dicono che siete bravi (dato che son brontoloni e scontenti) vuol dire che è vero! Ossequi … “

Mi chiedo quante di queste lettere avete ricevuto voi, e quante non sono state mai scritte, eppure le avete lette sulle facce di altre nonne, di altre mamme, forse perfino di qualche burbero papà. Tante, credo. E allora fatevi forza di questo consenso, e affrontate le difficoltà e i problemi nuovi sempre con spirito positivo e creativo, con determinazione, con amore del vostro lavoro.

Infine, vi dico la mia speranza. Spero che quello che è stato fatto abbia messo tali radici da restare nel tempo, e che si possa ripartire da qui, con un nuovo assessore (spero una donna) più bravo di quella che oggi vi saluta. Per me sarebbe il più bel regalo che mi possa essere fatto!

Ma attenzione: questo non è un addio. E’ un arrivederci, e per questo non ho rinunciato ad usare più volte il noi.

Voi sapete che potete contare sempre su di me. Buon lavoro a tutti.

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