Elezioni regionali 2010 – Incontro con Rossi e Marino

Buonasera a tutti,

la campagna elettorale per le regionali è entrata in una fase cruciale. Mancano due settimane al voto del 28 e 29 marzo. Noi a votare ci andremo, e voteremo Enrico Rossi presidente e Partito democratico. Lo faremo per la Toscana e per l’Italia.

Sappiamo che il 28 e il 29 marzo si decidono le sorti delle nostre Regioni, ma anche che da queste elezioni può giungere un messaggio politico nazionale.

Non so se ci riusciremo, non so se l’Italia è matura per questo passaggio, ma io credo che ormai l’obiettivo delle forze progressiste e democratiche deve essere la fine del dominio berlusconiano. Berlusconi se ne deve andare, prima possibile e con il minor danno possibile per le istituzioni della Repubblica. La cosa pubblica deve tornare ad essere il patrimonio dei cittadini, dei cittadini elettori, dei cittadini lavoratori, dei cittadini e basta. È un programma politico questo? Direi di si. L’emergenza democratica è al suo limite.

Dire questo non significa solo contestare le espressioni dirette di questo dominio, abbandonando il terreno delle cose concrete da fare. Significa però che ogni nostra azione deve tenere conto di questa emergenza democratica. Governare una Regione o un Comune, ad esempio, richiede una specifica capacità di rispondere ai problemi concreti dei cittadini, e anche mettersi in relazione con le istituzioni statali, con il Governo e con il Parlamento, e spingerli a confrontarsi con questi problemi. L’importante è non abbassare mai la guardia, non concedere nulla al quieto vivere.

Viviamo un periodo molto aspro e difficile, ma siamo in grado di interloquire con tutti ogni volta che si manifesta nel campo avverso una disponibilità a discutere, come è avvenuto in questi giorni – ad esempio – sulla legge per le cure palliative. Perfino sull’immigrazione o sul testamento biologico ci sono posizioni che nell’altro campo meritano la nostra attenzione, anche se – mi pare – finora non si sono manifestate con la dovuta intensità. L’importante è non cedere alla tentazione di chiudere un occhio, e chiamare invece i cittadini a partecipare con ogni mezzo a disposizione, sia un referendum, una legge di iniziativa popolare, una forma di democrazia deliberativa, una libera manifestazione di idee e di opinioni. Questo dobbiamo fare: riempire lo spazio pubblico di buona politica.

Sabato molti di noi erano a Roma e quella piazza unitaria e colorata ha mandato all’Italia un messaggio di speranza. Perfino un appello – che abbiamo sentito nelle parole di Emma Bonino – alla necessità di ripristinare un po’ di decoro istituzionale. Si è infatti superato ormai il limite della decenza.

Noi non abbiamo solo protestato contro Berlusconi. Abbiamo detto agli italiani che c’è una parte di questo Paese, sempre più grande, che tiene alla democrazia e non si fa intimidire. Non possiamo tacere, non possiamo minimizzare. L’aggressione autoritaria di Berlusconi e della destra a tutte le istituzioni repubblicane, alla libertà di stampa, all’opposizione, non passerà sotto silenzio. E non passerà sotto silenzio lo squallido intreccio di interessi privati che emerge dalle indagini sulla corruzione, al cui centro vi è il sistema di potere e la cricca degli uomini della destra berlusconiana.

Continueremo a combattere il progetto di regime che si rintraccia nei gesti e nelle parole del novello sultano, e lo faremo con le nostre armi, democratiche e non violente: la protesta appunto, l’opposizione parlamentare, il funzionamento della democrazia delle Regioni e delle città, e poi il voto.

Protesta, voto, partecipazione civile: noi siamo per la politica che fa bene. Per la politica per la quale vale la pena impegnarsi, perché risponde al nostro bisogno di moralità delle istituzioni pubbliche e di chi è chiamato a governarle. Per la politica che agisce per il bene pubblico, e non per gli interessi privati. Per la politica che sa essere laica, perché è fondata sul rispetto di tutti e sa decidere sulla base del bene comune. Per la politica che sa impegnarsi ad affrontare e risolvere i problemi dei cittadini e della società contemporanea: il lavoro, l’ambiente, la sanità, la scuola pubblica, i diritti civili, l’immigrazione, la giustizia, la ricerca. Mi piacerebbe che i nostri interlocutori dicessero la loro su questo concetto, sul contributo che si sentono anche personalmente di dare per realizzare la politica che fa bene.

Il nostro dibattito sulla Toscana e sull’Italia parte da qui. Come toscani abbiamo il vantaggio di affrontarlo da un ottimo punto di partenza, che si vede nella qualità della vita raggiunta, grazie allo spirito dei toscani e ad una esperienza politica e amministrativa molto positiva. Ma sappiamo che la Toscana non può restare ferma al suo passato e nemmeno accontentarsi del suo presente. Noi sappiamo che il benessere conquistato si difende solo con altri cambiamenti.

In questo percorso che vogliamo fare abbiamo dei formidabili avversari, e il primo è questa destra, toscana e italiana. Qui da noi è la quintessenza della conservazione. A livello nazionale, invece, le indagini di queste settimane sui grandi eventi dimostrano il tipo di ambizioni che ha la destra verso la Toscana.

Ma veniamo alle cose da fare. Rinuncio alle elencazioni generali e vi sottopongo solo alcuni temi usando spunti di cronaca recente.

I bambini degli immigrati irregolari (secondo una recente sentenza della Cassazione) non dovrebbero avere accesso ai nostri nidi e alle nostre scuole dell’infanzia. Applausi dalla destra. Giusta reazione dei Comuni, in primo luogo del Comune di Firenze. Questo episodio meriterebbe molte considerazioni, anche legate alla mia precedente esperienza amministrativa, che però non ho il tempo di fare. Cito invece questo episodio perché sia Ignazio Marino sia Enrico Rossi hanno sostenuto – mi pare – un’idea profondamente diversa, secondo la quale anche l’immigrato irregolare deve avere una possibilità di regolarizzazione. Se è vero che siamo interessati ai percorsi di integrazione, che senso ha espellere una famiglia di immigrati che manda i bambini a scuola, e che lavora e cerca di lavorare legalmente?

Secondo episodio. C’è una fabbrica in Toscana, a Foiano della Chiana, che è stata salvata dai suoi operai, ha commesse per svilupparsi ma non riesce ad accedere al credito. Come si fa a sostenere che questa fabbrica? Quanti casi sono come questi? I dati della crisi economica sono noti: giù il prodotto interno lordo, su il debito pubblico, giù la disoccupazione, su la pressione fiscale. Nessun intervento sui lavoratori precari. Indebolimento del lavoro con l’arbitrato sul licenziamento. Questo “porta a casa” il governo del fare della destra.

In questi giorni l’Anci Toscana ha sollevato, tra gli altri, il tema delle strutture scolastiche. Non dobbiamo sottovalutare questo argomento a tutti i livelli. Mentre dedichiamo – giustamente – la nostra attenzione alla scuola dell’autonomia, alla qualità dell’offerta formativa, alla riforma degli ordinamenti, dobbiamo ricordarci che il primo impegno delle istituzioni è di avere scuole pubbliche degne di questo nome. E indegna è quella scuola quelle che richiede – per andare avanti giorno dopo giorno – il contributo delle famiglie (perfino per l’acquisto della carta igienica!). Fatevelo dire da chi si è occupata di servizi e di progetti didattici ma non ha mai mollato sulle strutture e le attrezzature, dalle ristrutturazioni ai nuovi edifici scolastici, alle mense. La scuola pubblica si difende prima di tutto così.

Grande assente in questa campagna elettorale è il tema dell’energia. Perché il governo non dice in campagna elettorale dove vuole mettere le centrali nucleari?

In questi giorni la Camera dei deputati è intervenuta nuovamente sugli enti locali. Sempre alla Camera si sta avviando la discussione sul cd. disegno di legge Calderoli sulle funzioni degli enti locali, e entro l’estate si attende l’adozione dei decreti legislativi sul cd. federalismo fiscale. Insomma: qui sta per cambiare tutto nell’assetto istituzionale locale. Serve una strategia generale, ed io credo che il centro sinistra può e deve rimettere in campo una autonoma strategia istituzionale complessiva, che guardi ai rami alti (Costituzione e sistema elettorale) e ai rami bassi del sistema (sistema delle autonomie), con spirito innovativo ma anche senza farsi incastrare nella vulgata contro le istituzioni della democrazia, contro il parlamento, contro le assemblee elettive, contro le istituzioni di controllo. Altrimenti passa un’idea populista, tutta incentrata sui costi della politica, che sì vanno abbattuti ma dentro una idea progressiva e aperta di nuova democrazia, fatta di trasparenza, partecipazione e decisione.

Infine, il dibattito sulla Toscana e sull’Italia non può prescindere dal sistema dei diritti civili. La Toscana è interessata a questo dibattito e a ciò che si decide su temi come il testamento biologico, la lotta all’omofobia, l’espansione dei diritti civili per gli individui e le famiglie di fatto. La Toscana è una società aperta e deve provare a restare tale, anche combattendo le tentazioni di chiusura che ci vengono da fuori di noi. Se non noi, chi altri può sostenere questo impegno?

Chissà quante altre cose sono venute in mente a voi …

Nelle campagne elettorali – in effetti – tendiamo ad evocare sempre tutti i temi della politica, e questo a maggior ragione in occasione di elezioni regionali. Discussioni come quella che facciamo stasera vogliono provare ad esprimere questo intreccio, anche se magari le cose le solleviamo da un particolare punto di vista. Non poniamo, perciò, alcun limite al discorso dei nostri ospiti, a cui invece rivolgiamo l’invito a dirci il loro pensiero. Delle cose che diranno faremo tesoro nel prossimo futuro, perché sappiamo che una elezione è importante e decisiva, ma che l’impegno per cambiare l’Italia non si ferma al voto.

Molti di noi si impegneranno nei prossimi mesi in diverse direzioni, convinti di dare un contributo alle battaglie del PD e del centro sinistra. In questo senso, la discussione di stasera è bi-direzionale. Vi ascoltiamo e sappiamo che ci ascolterete. Al racconto di Ignazio Marino sul suo impegno politico e parlamentare e a quello di Enrico Rossi sul suo impegno per governare la Toscana aggiungiamo il racconto di ciascuno di noi – che testimonieremo in alcuni brevi interventi – per dire quello che abbiamo in animo di fare dopo il voto. Dopo questo voto, che vogliamo porti alla Toscana e all’Italia una nuova speranza di futuro.

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