Intervento sul DPEF – 2010

Questo DPEF della Toscana è lontano mille miglia dalla politica italiana. Meno male. Però la Toscana non è altrove, e si vede dalle conseguenze che ci attendiamo per via della manovra finanziaria di questo governo. Non uso aggettivi per qualificarla, non trovo le parole.

C’è molta preoccupazione – a volte perfino paura – per quello che sta avvenendo in Italia e per i rischi che corre la nostra democrazia. Una parte sempre più grande dell’opinione pubblica è sgomenta per ciò che accade. Non è solo l’incertezza del futuro, è un sentimento più preciso sui pericoli che stiamo correndo. Corruzione, manipolazione, dossieraggio, autoritarismo, mafia, malaffare, bavaglio alla giustizia, silenzio della stampa, sfida al senso comune. Questo nuovo potere fa paura, deve fare paura. L’Italia della seconda Repubblica sta precipitando in un abisso oscuro. Chi può deve reagire. Noi dobbiamo reagire. Si dice – a ragione – che il coraggio viene anche dall’accettazione della paura, cioè dalla consapevolezza del pericolo. Facciamoci coraggiosi. Non precipitiamo nel buio, accendiamo la luce della ragione.

Paradossalmente, la cosa più chiara di questa situazione è la manovra finanziaria del governo. Va contrastata, con tutte le forze, come hanno cercato di fare le Regioni in queste settimane. Soprattutto ne vanno contrastati gli effetti, depressivi e socialmente inaccettabili. Così leggo questo DPEF che andiamo ad approvare, e che condivido nella sostanza e nelle singole misure che contiene.

La situazione, per effetto dei tagli governativi, appare gravissima. C’è un segno nella manovra governativa che spezza alla radice qualsiasi possibilità di discussione seria: è la brutalità di un intervento anticostituzionale – fatto in aperta violazione dell’articolo 119 della Costituzione – che determina un ridimensionamento inimmaginabile dello spazio pubblico. Il Governo non parla di tagli alla spesa corrente per far fronte a sprechi o per innescare meccanismi virtuosi: qui in discussione è ormai lo spazio integrale del pubblico, quello che si chiama lo stato sociale. E il rischio che questo Paese riduca ormai decisamente il pubblico ad una social card. Per questo credo che abbiano ragione quelli che dicono che la manovra rischia di uccidere il federalismo prima che nasca.

Lo voterò, questo nostro DPEF, perché contiene molte scelte importanti e perché dà modo di rispondere con coraggio alle paure di questi tempi. Questo DPEF ci fa vivere intensamente l’impegno per il cambiamento.

Guardo alla sostanza. E la sostanza parla il linguaggio delle istituzioni seriamente impegnate a dare risposte ai problemi del presente.

Questo DPEF è ricco di impegni.

Le vedo nelle politiche per la scuola, per come vogliamo fare bene per i più piccoli e per le ragazze e i ragazzi. Tutte le cose che sono nel DPEF sono la traccia di un lavoro positivo, che guarda avanti. Vedo anche che non ci spaventa l’assunzione di nuove e maggiori responsabilità, per tutta l’organizzazione scolastica. È giunto il tempo, infatti, di rompere la spirale perversa nella quale il sistema di istruzione è stato ingabbiato dalla destra. Vedo anche che vogliamo costruire un rapporto più stretto tra istruzione e formazione professionale, e mi aspetto – dalla Giunta che vuole parlare il linguaggio delle opportunità di lavoro – maggiore attenzione a tutte le esperienze di formazione professionale (penso al CFP di Firenze) che affrontano a viso aperto i problemi dell’esclusione sociale di tanti ragazzi e ragazze, che hanno diritto a una opportunità in più. Vedo che affrontiamo con serietà il tema dell’infanzia (dai nidi alla scuola dell’infanzia), e dico che è giunto il tempo di portare su scala locale le competenze sui diritti negati dallo Stato e proclamati in questi anni dal sistema locale. Sono anche per un impegno deciso sul fronte dell’edilizia scolastica, della messa in sicurezza, della modernizzazione delle scuole. Mi piace – lo dico anche con una punta di orgoglio – l’attenzione sulle iniziative di integrazione degli alunni immigrati, a cominciare dall’insegnamento della lingua italiana.

Nel parere della V Commissione abbiamo cercato di dire queste ed altre cose, rimarcare il segno positivo delle scelte che stiamo compiendo, chiedendo anche di fare qualche passo ulteriore, che potrà trovare seguito nel Programma regionale di sviluppo.

Basterebbe questo, per dire tutto il bene possibile di questo DPEF. E infatti non mi diffondo oltre. Avremo altre occasioni, certamente, di parlare delle altre cose a cui tengo particolarmente (i minori, le donne, gli immigrati, la sanità d’iniziativa, la partecipazione dei cittadini, per fare solo gli esempi più forti).

Convincenti mi sembrano, poi, non tanto le parole quanto gli impegni concreti che ci assumiamo sulla green economy e sulla riforma delle istituzioni.

È da queste cose che vedo il profilo di una Regione che mi piace, e che aiuta ad affrontare le paure del presente. Una Regione nella quale non c’è un uomo solo al comando, ma c’è una democrazia che chiama tutte le istituzioni ad una nuova responsabilità.

Il futuro – visto da noi – sembra veramente migliore.  Ed è con questo spirito che darò il mio voto a favore del documento che discutiamo. Uno spirito che invita al coraggio di essere protagonisti del cambiamento.

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